Due preventivi sul tavolo. Stessa acqua, stessa birra, stesse bibite. Uno costa meno.
Prendi quello che costa meno. È la scelta che farebbe chiunque, e sulla carta è giusta: stessa merce, meno soldi.
Il problema è che su quel foglio c'è scritto un numero solo. Tutto il resto lo paghi lo stesso, ma altrove, e nessuno te lo mette in fattura.
Il prezzo è l'unica riga che ti danno già scritta
Un fornitore lo paghi in tre monete. I soldi sono la prima, e l'unica che vedi. Le altre due sono il tuo tempo e la tua tranquillità.
Non è filosofia. Chi ha un locale lo sa già: di soldi ne puoi fare altri, un sabato sera andato storto non lo recuperi. Solo che quando confronti due preventivi hai davanti due numeri, e il resto non ha una casella.
Proviamo a dargliela.
01 I soldi che non stanno in fattura
Sono soldi veri, solo che escono da un'altra tasca.
Il fusto troppo grande per i tuoi numeri, che a metà settimana comincia a cambiare e alla fine butti. Nessuno te lo riprende, nemmeno noi. Per questo va scelto prima, con i tuoi numeri davanti.
La bottiglia presa perché era in promozione, che sei mesi dopo è ancora lì. L'etichetta nuova messa in carta perché il rappresentante ne parlava bene, e che nessuno ordina.
Sono soldi risparmiati in fattura e persi sullo scaffale. Il prezzo basso non li vede, perché arrivano dopo.
Nessuna di queste voci compare accanto al nome del fornitore. Compare a fine mese, sparsa, e la chiami "spese".
02 Il tempo
Questa è la moneta che i titolari spendono più volentieri, perché sembra gratis.
Le sere passate a capire cosa mettere in carta. Le schede dei prodotti lette di notte, i listini confrontati riga per riga, le prove fatte a caso sperando che una funzioni.
Il cameriere a cui devi spiegare ogni birra nuova, perché chi te l'ha venduta non l'ha spiegata a nessuno. Il cliente che chiede cosa bere con quella pizza, e la risposta tocca a te.
Presa da sola, ognuna di queste cose è un quarto d'ora. Il punto è chi lo spende. In un locale, quasi sempre, sei tu.
03 La tranquillità
È la più difficile da contare ed è quella che pesa di più.
La carta che non sai se funziona. Il prodotto nuovo che hai preso senza sapere se girerà. Il cliente che chiede un consiglio, il personale che improvvisa, e tu che lo guardi improvvisare.
Non è un costo che puoi mettere in colonna. È il motivo per cui certe settimane arrivi a domenica più stanco di quanto il lavoro giustificherebbe.
Un fornitore che ti toglie un pensiero ti sta dando qualcosa. Uno che te ne aggiunge uno ti sta facendo pagare, anche se il listino dice il contrario.
Il conto, a penna
Non ti diamo cifre, perché le nostre non sarebbero le tue. Il conto lo puoi fare solo tu, e ci vogliono dieci minuti.
Prendi un foglio e l'ultimo mese. Tre colonne: soldi, tempo, pensieri.
Nella prima scrivi tutto quello che hai in magazzino e non sta girando, e quello che hai buttato. Nella seconda ogni ora passata a scegliere da solo, a studiare un prodotto, a spiegarlo al personale. Nella terza le cose in carta su cui non metteresti la mano sul fuoco.
Non serve tradurre tutto in euro. Serve contare le righe.
Poi fatti una domanda sola: quanto vale un'ora tua il sabato alle sei di sera? La risposta la sai tu. Moltiplicala per le righe della seconda colonna e mettila accanto alla differenza tra i due preventivi.
A quel punto stai confrontando due numeri veri.
Quando il meno caro è la scelta giusta
Capita, e va detto.
Se la seconda e la terza colonna restano vuote, chi costa meno ti sta servendo bene e basta. Tienitelo. Il prezzo basso non è un difetto: è un difetto quando è l'unica cosa che ricevi.
E ci sono prodotti per cui il prezzo è quasi tutto, perché sono uguali ovunque e non c'è niente da sbagliare. Lì il conto si chiude in fretta.
Il conto serve per tutto il resto: quello che va scelto, raccontato al cliente, abbinato a un piatto. Lì un consiglio sbagliato ti resta in magazzino, e uno giusto ti fa girare la carta.
Il prezzo te lo danno già scritto. Le altre due colonne devi scriverle tu.
Sciuto dal 1958 Distribuzione Bevande HoReCa, Siracusa e Catania
P.S. Dal conto non si capisce se chi ti serve sta lavorando sul tuo locale o sta solo prendendo l'ordine. Quello si vede in cinque minuti, da quattro segnali. Ne abbiamo scritto in Il fornitore che ti dice cosa non comprare.