Ogni titolare di locale che conosco sa esattamente quanto costa una cassa di birra. Sa il prezzo del gas, dell'affitto, delle ore del personale. Tiene d'occhio i costi con una precisione che farebbe invidia a un ragioniere.
E quasi nessuno sa quanto guadagna per ogni cliente che fidelizza. Quanto vale un cliente che torna ogni settimana per tre anni. Quanto costa perderne uno. Quanto costa non averne acquisito uno che avrebbe potuto diventarlo.
Questo non è un dettaglio. È la differenza tra due modi completamente diversi di fare impresa. Uno ti dà l'illusione di avere il controllo. L'altro ti dà il controllo vero.
In questo articolo facciamo i conti. Quelli che non si fanno mai.
Il problema con i costi: sono visibili
I costi hanno una caratteristica che li rende psicologicamente dominanti nella testa di chi gestisce un locale: sono sempre visibili.
Arriva la fattura del fornitore, è lì, in carta, con un numero preciso. Arrivano le buste paga, sono lì, firmate, archiviate. Arriva la bolletta, è lì, con una scadenza e un importo che non lascia margine di interpretazione.
Il mancato guadagno non arriva da nessuna parte. Non c'è fattura del cliente che non è tornato. Non c'è busta paga del personale che avrebbe potuto fare un servizio migliore. Non c'è bolletta delle bottiglie che avresti potuto vendere se avessi scelto il prodotto giusto.
Il risparmio è concreto, immediato, misurabile. Il mancato guadagno è astratto, differito, invisibile. E il cervello umano, per come è costruito, dà sempre più peso a quello che vede rispetto a quello che non vede.
Risultato: i titolari di locale ottimizzano ferocemente i costi e non misurano quasi mai i guadagni mancati. Non per pigrizia, perché il sistema li spinge esattamente in quella direzione.
"Un costo risparmiato appare in bilancio. Un guadagno mancato non appare da nessuna parte. Ma entrambi hanno lo stesso effetto sulla cassa, in direzioni opposte."
Introduciamo un concetto: il valore del cliente nel tempo
Prima di fare qualsiasi calcolo, dobbiamo introdurre un concetto che nella gestione dei locali viene quasi sempre ignorato: il valore di un cliente nel tempo, quello che in inglese si chiama Customer Lifetime Value, o CLV.
L'idea è semplice. Un cliente non vale solo quello che spende oggi. Vale tutto quello che spenderà da te nel corso del tempo, se continua a tornare.
Facciamo subito un esempio concreto.
Tremila trecentosessanta euro. Da un cliente solo. Che viene due volte al mese e spende poco meno di trenta euro a visita.
Ora tienilo in mente, perché diventa il denominatore di tutti i calcoli che seguono.
Caso 1, Il risparmio di €0,20 a bottiglia
È la situazione più comune. Il fornitore propone una birra a €1,80 all'unità. C'è un'alternativa a €1,60. Venti centesimi di differenza. Il titolare sceglie quella a €1,60.
Sembra una decisione razionale. Vediamo cosa succede davvero.
Quattrocentottanta euro all'anno. Non è niente, ma non è nemmeno molto. È la cifra che appare in bilancio, quella su cui il commercialista annuisce soddisfatto.
Adesso vediamo quello che non appare in bilancio.
Il risparmio reale: €480 all'anno.
Il costo nascosto: €6.720 in cinque anni.
Il saldo della decisione "razionale" di risparmiare €0,20 a bottiglia è -€6.240, sempre che le stime siano conservative e i clienti persi siano solo due.
Nessuno ha calcolato questo. Nessun bilancio lo mostra. Nessun commercialista lo segnala. Eppure è accaduto.
Caso 2, Il taglio del personale per risparmiare €500 al mese
Scenario frequentissimo. Il locale ha un dipendente part-time che copre le serate del giovedì e del venerdì. Costa €500 al mese. Si decide di tagliare e gestire con le forze attuali.
Il risparmio è immediato e visibile: €6.000 all'anno in meno di costo del lavoro.
Quello che succede dopo, nessuno lo mette su un foglio Excel.
Ripeto: il titolare ha risparmiato €6.000 in busta paga. Il conto reale, su cinque anni, è di oltre diciassette mila euro in senso negativo. La decisione che sembrava di buon senso si è rivelata la più costosa dell'anno.
Caso 3, Il costo di acquisire un cliente nuovo vs. tenere quello che hai
Questo è il calcolo che pochissimi fanno e che cambia completamente la prospettiva sulla fedeltà del cliente.
Esistono stime consolidate nel marketing che dicono che acquisire un cliente nuovo costa da cinque a sette volte di più che mantenerne uno esistente. Nel settore horeca, dove il cliente "si acquista" attraverso l'esperienza e il passaparola, il rapporto è probabilmente ancora più alto.
Proviamo a tradurlo in numeri concreti per un locale serale.
La matematica è brutalmente chiara: mantenere un cliente fedele costa tra i €70 e €180 in cinque anni. Perderne uno e doverne acquisire uno nuovo che lo sostituisca costa €100 ogni anno, e non è detto che il nuovo diventi altrettanto fedele.
Ogni euro investito nella qualità del prodotto, nell'esperienza, nel servizio, ogni euro che sembra un costo in più, è in realtà un investimento nella fidelizzazione. E la fidelizzazione è l'unica forma di marketing che non ha bisogno di budget pubblicitario.
Perché il cervello del titolare è costruito contro di lui
Non si tratta di incompetenza. Si tratta di come funziona la mente umana di fronte all'incertezza e al tempo.
Esistono due principi psicologici che spiegano perché la cultura del risparmio domina sempre sulla cultura del guadagno nella gestione dei locali.
Il principio della perdita certa vs. il guadagno incerto
La ricerca comportamentale, quella che ha valso il Nobel a Daniel Kahneman, ha dimostrato in modo inequivocabile che gli esseri umani sentono le perdite circa due volte di più dei guadagni equivalenti. Perdere €100 fa più "male" psicologico che guadagnarne €100 fa "piacere".
Applicato alla gestione del locale: il costo visibile sulla fattura è una perdita certa e immediata. Il guadagno generato da un cliente fidelizzato è un guadagno futuro e incerto. Il cervello da sempre più peso alla perdita certa.
Risultato: si taglia il prodotto che costa di più, si evita l'investimento in qualità, si sceglie sistematicamente il risparmio immediato, anche quando i numeri dicono che non conviene.
Il principio del tempo
Il secondo problema è il tempo. I costi si pagano oggi. I mancati guadagni si manifestano tra sei mesi, un anno, tre anni. Il collegamento causale tra la scelta di oggi e la conseguenza futura è quasi impossibile da percepire senza uno sforzo deliberato di analisi.
Quando gli incassi del giovedì calano, nessuno pensa alla decisione presa otto mesi prima sul personale. Quando i clienti abituali diventano meno frequenti, nessuno collega quel cambiamento alla birra cambiata sei mesi fa.
"Le conseguenze del risparmio sbagliato arrivano sempre in ritardo. Abbastanza in ritardo da sembrare qualcos'altro."
La formula che nessuno usa
Esiste un modo semplice per cominciare a ragionare diversamente. Non richiede software né consulenti. Richiede solo di fare una domanda diversa prima di ogni decisione di risparmio.
÷
Valore di un cliente fedele perso
=
Quanti clienti posso permettermi di perdere?
Facciamo girare la formula con i numeri che abbiamo usato finora.
Per rendere conveniente il risparmio di €480 all'anno, devi essere certo di non perdere neanche un cliente abituale su sette a causa di quella scelta. Se la probabilità è anche solo del 15%, uno su sette perde interesse, l'operazione è già in perdita.
Riesci a garantire che la scelta del prodotto più economico non farà sparire nemmeno uno dei tuoi clienti abituali? Se la risposta onesta è no, il risparmio non è un risparmio.
Non tutti i risparmi sono sbagliati
È necessario dirlo chiaramente, perché l'obiettivo non è demonizzare la gestione dei costi. Il controllo dei costi è fondamentale. Un locale che non tiene i costi sotto controllo non sopravvive.
Il punto è distinguere tra due tipi di risparmio radicalmente diversi.
La regola pratica è questa: ogni risparmio che il cliente può percepire, anche indirettamente, va valutato con la formula del mancato guadagno. Ogni risparmio che il cliente non può percepire è un risparmio sano.
L'effetto composto del mancato guadagno
C'è un ultimo aspetto che rende il mancato guadagno ancora più pericoloso di quello che i numeri mostrano: l'effetto composto.
Un cliente che se ne va non vale solo il suo valore diretto. Vale anche il passaparola che non farà, i clienti che avrebbe potuto portarti, le serate che avrebbe riempito invitando amici.
Al contrario, un cliente fidelizzato è un moltiplicatore. Parla di te. Ti consiglia. Ti porta nuovi clienti che costano zero in acquisizione.
Il valore reale di un cliente fedele non è tremila trecentosessanta euro. È quasi il doppio, quando si considera il passaparola che genera. E il valore reale di perderlo non è perdere tremila trecentosessanta euro, è perdere quasi settemila euro di valore futuro.
Tutto questo per risparmiare venti centesimi a bottiglia.
Qualche anno fa un titolare di un locale che seguiamo ci ha detto di voler cambiare fornitore per risparmiare circa €600 all'anno sul vino della casa. Era una cifra concreta, visibile, immediata.
Gli abbiamo fatto una domanda sola: "Quanti dei tuoi clienti abituali vengono da te anche per quel vino?"
Non sapeva rispondere. Non ci aveva mai pensato in questi termini.
Abbiamo fatto il calcolo insieme. Aveva circa dodici clienti abituali che ordinavano quel vino regolarmente. Se anche solo tre di loro, uno su quattro, avessero smesso di venire perché la qualità era calata, il saldo sarebbe stato di oltre diecimila euro in meno in cinque anni.
Non ha cambiato fornitore. Ha invece aperto una conversazione su come ottimizzare altri costi che non toccavano l'esperienza del cliente. Ha risparmiato comunque, ma nel posto giusto.
Come iniziare a misurare quello che non si misura
Non serve un software di CRM né una consulenza da migliaia di euro. Servono tre abitudini nuove, che richiedono in tutto meno di un'ora al mese.
1. Stima il tuo cliente medio
Prendi uno dei tuoi clienti abituali, uno che conosci, uno che vedi spesso. Quanto spende in media a visita? Quante volte viene al mese? Moltiplica e ottieni il suo valore mensile. Poi annualizzalo. Poi moltiplicalo per cinque anni. Quel numero è la posta in gioco ogni volta che prendi una decisione che potrebbe allontanarlo.
2. Prima di ogni taglio, fai la domanda
Risparmio previsto diviso valore del cliente perso. Quanti clienti puoi permetterti di perdere affinché il taglio abbia senso? Se la risposta è meno di uno, fermati e cerca un'alternativa.
3. Traccia le frequenze, non solo gli scontrini
L'indicatore più importante non è quanto ogni cliente spende, è quanto spesso torna. Un calo della frequenza degli abituali è il segnale precoce di un problema. Arriva mesi prima che si veda nel fatturato. Chi lo intercetta presto può ancora correggere.
La conclusione che nessuno vuole sentire
La cultura del risparmio non è sbagliata. È incompleta.
Un locale che non controlla i costi chiude. Ma un locale che controlla solo i costi, e non misura mai quello che non guadagna, entra in una spirale lenta e silenziosa. Taglia qui, taglia là. Ogni taglio sembra ragionevole. Ogni risparmio sembra prudente. E nel giro di tre, quattro, cinque anni si ritrova con meno clienti, meno frequenza, meno valore generato, senza aver capito perché.
Il mancato guadagno non appare in nessun bilancio. Non ha una voce di spesa, non ha una fattura, non ha una data di scadenza. Ma ha un effetto sulla cassa esattamente come ce l'ha un costo. Solo che arriva in ritardo, mascherato da qualcos'altro, e quando si manifesta è già troppo tardi per collegarlo alla causa originale.
Capire questa differenza, davvero, nei numeri, con i propri dati, è forse la cosa più importante che un titolare di locale possa fare per il proprio business. Non perché i conti siano complicati. Ma perché richiedono di guardare dove di solito non si guarda.
P.S., I numeri usati in questo articolo sono stime. I tuoi saranno diversi. Ma la direzione della matematica non cambia mai: perdere un cliente abituale costa sempre più di qualsiasi risparmio sulla fornitura.
P.P.S., Se questo articolo ti ha fatto venire in mente una decisione specifica che hai preso nell'ultimo anno, probabilmente vale la pena ripensarci con la formula del mancato guadagno in mano.
P.P.P.S., Se lo trovi utile, mandalo a un collega. Non è un contenuto promozionale. È uno strumento di lavoro.